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I più antichi
insediamenti umani nel territorio di
Sammichele, risalenti al neolitico,
sono stati scoperti in località
Canale di Frassineto, ai piedi di
Monte Sannace. Altri reperti
risalenti all’età del bronzo sono
stati ritrovati in località
Pentimome, qualche kilometro a nord
di Frassineto seguendo il letto
asciutto di un antico torrente (lama
di Jumo). La zona ha dimostrato di
essere ricchissima di reperti anche
di epoche successive. La rilevanza
di tale sito e la continua
frequentazione nel corso dei secoli
è dovuta alla sua posizione
strategica alla confluenza di due
strade canale molto importanti:
quella che dai piedi di Monte
Sannace sfocia poco a sud di Bari
(lama di Jumo - lama S. Giorgio) e
l’altra, che da Gravina di Puglia,
attraverso il Canale di Pirro (o di
Pilo) porta ad Egnazia.
Quasi parallela alla
lama di Jumo fu realizzata, in epoca
peuceta, una strada che partendo da
Paduano, porto di Azetium
(Rutigliano) sull’Adriatico,
passando dalla stessa Azetium,
portava alla città peuceta di Monte
Sannace proseguendo poi per Taranto
e quindi Metaponto (vetus via
Tarenti).
Sulla località di
Frassineto, aleggia poi un vero
mistero archeologico. Da molti
documenti del Codice Diplomatico
Barese risulta che nel XII secolo
esisteva un Casale Frassineto di
proprietà del potente barone Thomas
de Fraxeneto, tale Casale risulta
abitato sino alla fine del XV
secolo. Tutte le ricerche fatte nel
corso degli anni, non hanno però
restituito reperti degni di nota
databili tra il XII e il XV secolo.
La zona delle Quattro
Miglia, così era anche conosciuto il
nostro territorio, trovandosi in
posizione baricentrica tra i quattro
comuni limitrofi, non resta, però,
mai del tutto disabitata.
Nell’androne del palazzo che da
tempo immemorabile sorveglia queste
contrade, è ancora leggibile
un’iscrizione su pietra calcarea,
datata 1504, che attesta la
proprietà da parte di Heronimo
Centurione, banchiere genovese
trapiantato a Bari che,
probabilmente, l’ha acquisito dagli
Acquaviva d’Aragona, signori di
Conversano, per debiti non pagati.
Alla morte di
Heronimo, il feudo torna agli
Acquaviva ma, alla fine del ‘500,
questa famiglia risulta essere,
ancora una volta, fortemente
indebitata, specialmente con i
Latilla di Casamassima, ed il feudo
viene confiscato.
Del territorio delle
Quattro Miglia, non si hanno più
notizie sino al 1608 quando un
mercante ebreo-portoghese, Michele
Vaaz che si è convertito al
cattolicesimo, lo acquista dal fisco
assieme al feudo di Casamassima. Il
Vaaz pur se non di nobili origini,
per meriti acquisiti agli occhi del
vicerè di Napoli, ottiene il titolo
di conte e, all’apice delle sue
fortune, decide di costruire un
paese che tramandi ai posteri il suo
nome: Casa Vaaz. Il sito prescelto è
proprio quello dove sorge l’antica
torre e, per popolarlo, fa arrivare
dalle coste della Dalmazia una
comunità di slavi, composta da circa
460 anime, che sta scappando
dall’invasione turca. Sbarcati a
Barletta, mentre il grosso si muove
verso le nostre terre, una
delegazione capeggiata dal sacerdote
di rito ortodosso Damiano de
Damianiis viene condotta a Napoli,
dove è stilato l’atto di fondazione
di Casa Vaaz: è il 6 luglio del
1615.
Il Conte si impegna a
costruire a proprie spese, intorno
alla Centuriona, 87 case complete di
tutto. Assegna ad ogni famiglia
dieci tomoli di terra da coltivare e
venti tomoli di grano; presta, poi,
a tutta la comunità 250 ducati per
l’acquisto di buoi con tutti i
ferramenti e gli utensili necessari.
In cambio i serbi
sono tenuti al pagamento perpetuo di
2 carlini all’anno, per ogni vano di
abitazione, e la decima del raccolto
e degli animali ma, soprattutto,
devono convertirsi al rito
cattolico.
I serbi accettano
tutte le condizioni, ma continuano,
di nascosto, a battezzare i loro
figli con il rito ortodosso dopo che
sono già stati battezzati con il
rito cattolico. L’Arciprete di
Casamassima, sotto la cui
giurisdizione si trova la nuova
parrocchia, venuto a conoscenza del
fatto, mette al corrente il Vescovo
Ascanio Gesualdo il quale,
attraverso la Santa Sede, ottiene
dal viceré di Napoli la cacciata dei
Serbi.
Partiti gli
stranieri, il villaggio, che
comunque di gente della nostra terra
non è mai stato privo, si ripopola
di famiglie arrivate dai paesi
limitrofi. La nuova comunità nomina
come sindaco Leonardo Netti e
stipula un nuovo contratto con il
conte: è il 1619. Già da tempo,
comunque, il paese ha cambiato nome.
Da atti notarili del 1617 risulta
già chiamarsi Casale Sancti
Michaelis, evidentemente quel Casa
Vaaz non piaceva proprio a nessuno.
Il Vaaz, si impegna a
costruire altre 13 case per
raggiungere il numero complessivo di
100; inoltre, chiunque vuole
edificare a spese proprie, in detto
Casale, deve corrispondere 5 carlini
all’anno, in perpetuo, per il costo
del suolo.
Morto Michele Vaaz,
gli succede il nipote Simone. Le
fortune della famiglia sono, però,
in declino; coperti di debiti,
perdono il feudo a favore di
Antonio de Ponte, Consigliere della
Regia Camera della Sommaria. Il
periodo della dinastia de Ponte dura
dal 1667 al 1794. Giacomo de Ponte
muore nel 1779 senza figli e,
quindi, il feudo di Casamassima e
Casal S. Michele passa alla sorella
Maria Giuseppa, che ha sposato
Nicola Caracciolo dei duchi di
Vietri. Alla morte di quest’ultimo,
feudatario diventa il figlio
Domenico che assume, quindi, il
titolo di duca di Vietri,
Casamassima e S. Michele.
Nei primi anni
dell’800, con l’eversione della
feudalità, i Caracciolo perdono la
maggior parte dei loro territori,
restando, però, proprietari di
quella che era stata la torre
Centuriona. Un grosso impulso allo
sviluppo del paese, lo si deve alla
costruzione della nuova strada
consolare Bari–Taranto e la
popolazione raggiunge il numero di
3.000 abitanti. L’espansione
edilizia porta ad uscire dalle mura
del vecchio borgo, con una rapida
crescita lungo le direttrici
Casamassima–Gioia e Turi–Acquaviva.
Nel XIX secolo si ha, grazie
all’opera illuminata di alcuni
amministratori dell’epoca quali i
Sindaci Giuseppe Maselli, Michele
Lagravinese e Giuseppe Pastore, la
realizzazione delle più importanti
opere pubbliche. Intorno al 1840,
inizia l’abitudine, da parte degli
impiegati comunali, di scrivere
sugli atti ufficiali, prima
Sanmichele e poi Sammichele. Con
l’unità d’Italia il Comune assume
definitivamente il nome di
Sammichele di Bari.
Nel 1810 la
Carboneria ebbe le sue "vendite"
anche qui: Casamassima ebbe la
"vendita" di Virgilio Rinato e San
Michele ebbe la "vendita" intitolata
"La Costanza", fondata dal Sacerdote
Vito Carmine Lagravinese. Dal 1812
comincia la documentazione ufficiale
del Comune. Nel 1831 vengono
iniziati i lavori di costruzione
della Chiesa Nuova (il progetto è
dell'architetto Ascanio Amenduni),
che sarà inaugurata nel 1870. Nel
1860 San Michele è presente tra i 30
comuni elencati il 30 agosto, alla
proclamazione del governo
provvisorio di Altamura. nel 1878
viene installato il pubblico
orologio sulla porta del paese
(arco). Nel 1882 viene inaugurato
l'ufficio telegrafico. Nel 1886 a
San Michele è concessa la Stazione
dei Regi Carabinieri. Nel 1901 si
inaugura la linea telefonica, nel
1924 quella elettrica e la prima
fontana dell'acquedotto pugliese.
Giacomo SPINELLI
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